
Vittorino Andreoli ci offre un romanzo di idee per rispondere alle nostre domande fondamentali.
Come in un moderno Decamerone, un gruppo di persone si raduna a discutere in una villa isolata. Fuori c’è una peste ancora più distruttiva: la morte della nostra civiltà.
Uno sconosciuto, la cui identità rimane enigmatica, invita nella sua villa sette persone: un archeologo, una adolescente, un filosofo, un generale, una psicoanalista, un poeta, un prete. Ognuno di loro avrà un giorno a disposizione per esaminare, alla luce delle proprie esperienze e della disciplina a cui è dedito, le ragioni del declino inarrestabile che sta sgretolando la politica, la giustizia, la morale, la memoria: in una parola, i fondamenti di una civiltà.
Mentre affiorano ricordi, nostalgie, speranze, si leva il grido disperato della ragazza adolescente, che urla la sua rabbia per tutto quello che avrebbe potuto essere e non sarà, il suo dolore per una vita bruciata dall’abisso in cui stiamo precipitando.
Con la sua ultima opera, Vittorino Andreoli si serve degli strumenti della narrativa per compiere una spietata ricognizione delle ragioni della crisi morale, spirituale e culturale che siamo attraversando.

