
L’autore – Re Mida dell’editoria americana abbandona i misteri del Vaticano e dell’Opus Dei per indagare sulle origini massoniche dei padri fondatori degli Stati Uniti.
Dopo “Angeli e Demoni” e “Il Codice Da Vinci”, che contano insieme 120 milioni di copie vendute nel mondo, Robert Langdon torna ad essere il protagonista del nuovo Romanzo di Dan Brown, “Il simbolo perduto”. Si tratta del consueto mix di thriller ed esoterismo, stavolta declinato tra i luoghi più segreti di Washington. Dalla Casa Bianca all’Obelisco, dal Campidoglio fino al Massonic House of the Temple sulla 16a Strada, alla scoperta di un segreto custodito sin dagli anni dell’indipendenza americana e che, se svelato, potrebbe scuotere i vertici dell’attuale potere politico.
La scena si apre con una misteriosa iniziazione: vino rosso sangue sorbito da un teschio per suggellare una fratellanza massonica, a pochi isolati dalla Casa Bianca. Langdon viene convocato nella capitale americana dal filantropo Peter Solomon per una conferenza. Durante il reading gli viene consegnato uno strano oggetto con simboli esoterici: è un invito a entrare in un mondo pericoloso, che si nasconde nella stessa Washington. Massoni furono i padri della patria americana, da Franklin a Washington, così come lo furono i presidenti Roosevelt, Truman e Ford.
Memori dell’effetto che ebbe la rilettura della dottrina cattolica contenuta ne “Il Codice Da Vinci”, i massoni americani starebbero già preparando un website a cui affidare l’analisi di “The lost symbol”. In America, come da previsioni, il romanzo ha riscosso grande successo. Basti pensare che l’editore Random House, che pubblica i libri di Brown tramite la propria affiliata Doubleday, è stato costretto ad aumentare la tiratura prevista per far fronte alle incessanti richieste delle librerie. I fan di Brown insomma aumentano giorno dopo giorno, ma anche i critici. Forse però è proprio questa la chiave del suo successo: detrattori e ammiratori compongono la stessa fila, nelle librerie, per acquistare i suoi romanzi.
L’autore è da domenica a Milano, dove ha partecipato alla prima della Scala, confermando che anche la polemica è un ingrediente fondamentale nella sua ricetta per il successo. Ha dichiarato infatti: “Le controversie fanno bene. Io stesso, dopo qualche fischio che ha ricevuto Emma Dante alla Scala le ho detto: ‘Fidati, essere controversi è molto meglio che essere universalmente adorati’ “.

