martedì 9 marzo 2010

Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?

Pubblicato da Patrizia Frattini


Jonathan Safran Foer, acclamato romanziere americano e autore di “Ogni cosa è illuminata” e “Molto forte incredibilmente vicino” si dedica ora con “Se niente importa”, edito da Guanda, ad una indagine sugli orrori degli allevamenti intensivi di animali.

Vegetariano a intermittenza per molti anni, lo scrittore si è posto più seriamente il problema di cosa arrivi veramente sulle nostre tavole dopo essere diventato padre. “Nutrire mio figlio non è come nutrire me stesso: è più importante.” spiega l’autore ”Questa storia non è cominciata sotto forma di libro. Volevo solo sapere, per me stesso e per la mia famiglia, che cos’è la carne. Da dove viene? Come sono trattati gli animali? Quali effetti ha mangiare gli animali sul piano economico, sociale e ambientale?”.

Da questo bisogno di conoscenza è poi nato il libro che, a metà tra inchiesta giornalistica e racconto, passa in rassegna gli allevamenti americani di pollame e bestiame, traendone conclusioni importanti: “Se la gente sapesse quale cocktail micidiale di farmaci viene inserito nella bistecca o nel pollo che compriamo al supermercato, quale dose di sofferenza contiene quella carne, quante risorse del pianeta vengono impegnate per produrla, forse non diventerebbe vegetariana, ma comincerebbe a mangiare in modo più responsabile. Se gli americani, anziché mangiare carne tutti i giorni, ne facessero a meno solo una volta a settimana, il loro gesto equivarrebbe a far sparire di colpo cinque milioni di automobili dalla circolazione”.

Una delle parole ricorrenti nelle pagine di questo libro è vergogna, che Foer definisce come “il lavoro della memoria contro la dimenticanza” “La vergogna - ha spiegato - è molto utile, e spesso ti impedisce di fare cose che non dovresti, ci aiuta a essere migliori. Alle volte avremmo davvero bisogno di vergognarci di più”.

E’ significativo ricordare il perché del titolo italiano “Se niente importa” (Il libro ha per titolo originale “Eating Animals“): si è voluto citare una frase che risale agli anni dell”infanzia di Foer, quando sua nonna, alla fine della seconda guerra mondiale, rifiutò, seppur affamata, la carne di maiale che un contadino russo le offrì, perché quel cibo non era kosher. Quando Jonathan, allora bambino, domandò cosa la avesse spinta a rifiutare un cibo che le avrebbe salvato la vita, si sentì rispondere: “Perché se niente importa, allora non c’è niente da salvare“.

Ecco un’intervista allo scrittore in lingua originale:

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