Nell’ultimo romanzo del poliziotto-scrittore Piernicola Silvis la finzione inquina mezzo secolo di storia italiana, tra passato e presente il verosimile invade la realtà: “Gli anni nascosti” (Cairo Editore)
Un uomo politico con una lunghissima e specchiata carriera ai vertici delle istituzioni nasconde un segreto sconvolgente che ridisegnerebbe i blocchi delle superpotenze. Un gruppo di evasori trama un golpe in stile argentino.
Il libro
Un agente dei Servizi si ritrova fra le mani la sorte di un Paese. E mentre il crollo del Muro travolge in un effetto domino la Cortina di ferro, in Italia la Prima Repubblica si spegne tra gli scandali. Pura coincidenza di tempo o rapporto causa-effetto tra eventi mai collegati prima? Nell’ultimo romanzo del poliziotto-scrittore, la finzione inquina sottile e perturbante mezzo secolo di storia italiana: tra passato e presente il verosimile invade la realtà e gli anni nascosti conoscono nuova luce.
La chiamano Guerra Fredda. Nel senso di sostanzialmente incruenta, giusto? Sbagliato. Nessuna guerra è mai incruenta, e certamente nessuna guerra è mai fredda. Il fronte più torrido? Ma in nostro, è chiaro: l’Italia, il Belpaese, eterno crocevia di intrighi e inganni, cospirazioni e complotti. Luogo ameno dove uno dei più illustri e stimati padri della Repubblica è un agente “sotto copertura profonda” della Stasi, famoso e famigerato servizio segreto della Germania Est. Dove il capo di Stato maggiore prepara un brutale contro-golpe nel nome, nessun dubbio in merito, di pace/libertà/democrazia ecc. Dove un eclettico colonnello della sanguinaria dittatura argentina fa da consulente sul campo per le forze volte alla salvaguardia della “civiltà occidentale” (o qualsivoglia imitazione della medesima).
Dove un patriottico alto ufficiale del Sismi agisce dall’ombra come un deus-ex-machina dagli inferi. Al nucleo del vortice, il Dossier Ksenofont, fantomatico e letale, che può scatenare una potenza tellurica inimmaginabile, che non deve cadere nelle mani sbagliate. Al cuore del labirinto, il potere assoluto, oscuro oggetto del desiderio che fatalmente “logora chi non ce l’ha”.
Ma quando dalle scatole cinesi si passa al teatro delle ombre, quando i cupi nemici del passato diventano gli ambigui alleati del presente, quando i convenienti assassini di ieri assurgono a immarcescibili dominatori di domani, ecco che il tessuto stesso del reale si distorce, si altera, si annienta. Il risultato finale? Un cinico Moloch della realtà mistificata. E della società demolita.
Da un autore destinato a diventare di culto, un thriller che è un viaggio corrosivo e iconoclasta tra servizi premeditatamente deviati e politica cinicamente artefatta, tra terrorismo di maniera concepito a tavolino e menzogne metafisiche allestite alla fotocopiatrice. Un thriller politico destinato a fare epoca. La nostra epoca, e non solo. (Alan D. Altieri)
L’autore
Piernicola Silvis, nato a Foggia nel 1954, è primo dirigente della Polizia di Stato. Ha vissuto e lavorato molti anni in Veneto, ora è nelle Marche. Ha esordito nella narrativa col romanzo Un assassino qualunque (2006, Premio Franco Fedeli, tradotto in Germania e Spagna), cui è seguito L’ultimo indizio (2008), resoconto romanzato dell’operazione che portò alla cattura, nel settembre 1992, del numero due di Cosa Nostra Giuseppe Madonia.
Nel 2009 ha scritto Il conto, incluso nell’antologia Casi freddi a cura di Mauro Zola (Cairo Editore).


